██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b
¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯
Śāntideva
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
(sanscrito)
«ākāśasya sthitir yāvad yāvac ca jagataḥ sthitiḥ tāvan mama sthitir bhūyāj jagadduḥkhāni nighnataḥ»
(italiano)
«Fino a quando esiste lo spazio e fino a quando il mondo esiste, possa io esistere per distruggere le sofferenze del mondo.»
(Śāntideva. Bodhicaryāvatāra X, 55)
Śāntideva (Saurāṣṭra, 685? – India, 763?) è stato un monaco buddhista indiano, di scuola Mahāyāna Madhyamaka probabilmente Prāsaṅghika.
Il suo nome è riportato nel mwbqCanone buddista tibetano come mwbgཞི་བ་ལྷ (mwbwZhi ba lha). Nel mwcaCanone cinese viene invece indicato come 寂天 (mwcqJítiān, giapp. mwcgJakuten).
Contents
• Opere
• Note
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
La vita secondo l'agiografia tibetana
Non si hanno notizie certe circa la vita di questo dottissimo monaco. Le notizie menzionate nelle sue biografie tibetane sono oggi considerate controverse.
La tradizione tibetana lo vuole nato nel 685 nella regione dell'India nordoccidentale denominata Saurāṣṭra (oggi mweaSurāt nel mweqGujarat) figlio del re (mwegrāja) Kalyāṅavarman (denominato anche Maňjuvarman). Fin da bambino ricevette da un asceta buddista itinerante gli insegnamenti del mwfabodhisattva cosmico mwfqMañjuśrī (mwfgsanscrito, Colui che affascina) che gli apparve nel momento in cui, morto il padre, doveva subentrargli sul trono. In quella occasione Mañjuśrī gli impose di rinunciare al mondo e farsi mwfwmonaco buddista. Fuggito dal regno di Saurāṣṭra, Śāntideva raggiunse mwgaNālandā dove il maestro priore mwgqJayadeva lo ordinò monaco.
Duramente impegnato nello studio, di notte anziché dormire si mise a comporre due opere: il mwgwŚūtrasammuccaya e il mwhaŚikṣāmuccaya. Di giorno quindi si presentava perennemente assonnato guadagnandosi l'epiteto dispregiativo di mwhqbhusukupada (o mwhgbhusuku, monaco pigro: le iniziali bhu-su-ku indicano che è colui che pensa solo a mangiare, a dormire e a defecare).
Intenzionati per questo a cacciarlo dal monastero, gli altri monaci di mwiaNālandā decisero di organizzargli un agguato: lo invitarono a pronunciare un discorso sul Buddismo su un trono che era stato eretto a un'altezza tale in modo che non potesse essere raggiunto. Miracolosamente Śāntideva si librò nell'aria e raggiunse il trono, da dove recito il mwiqBodhicaryāvatāra (L'ingresso nelle attività dei bodisattva) la sua opera più importante. Giunto a un verso del nono capitolo Śāntideva scomparve e rimase solamente la sua voce che continuava a recitare il testo.
Finita la recitazione dell'opera si allontanò da Nālandā e raggiunse Kaliṅga dove intraprese la vita di asceta itinerante, vivendo nudo.
Fu raggiunto dai mwjqmwjgpaṇḍita di Nālandā che lo invitarono a rientrare al monastero, ma Śāntideva rifiutò anche se diede loro delle istruzioni per recuperare nella sua vecchia cella monastica una copia scritta del mwjwBodhicaryāvatāra.
(sanscrito)
«evaṃ sarvam idaṃ kṛtvā yan mayāsāditaṃ śubham tena syāṃ sarvasattvānāṃ sarvaduḥkhapraśāntikṛt glānānām asmi bhaiṣajyaṃ bhaveyaṃ vaidya eva ca tadupasthāyakaś caiva yāvad rogāpunarbhavaḥ kṣutpipāsāvyathāṃ hanyām annapānapravarṣaṇaiḥ durbhikṣāntarakalpeṣu bhaveyaṃ pānabhojanam daridrāṇāṃ ca sattvānāṃ nidhiḥ syām aham akṣayaḥ nānopakaraṇākārair upatiṣṭheyam agrataḥ ātmabhāvāṃs tathā bhogān sarvatryadhvagataṃ śubham nirapekṣas tyajāmy eṣa arvasattvārthasiddhaye»
(italiano)
«Con il bene acquisito compiendo tutto ciò come descritto possa io lenire la sofferenze di ogni essere vivente. Sono la medicina per il malato. Possa io essere e medico e infermiere finché la malattia non torni più. Possa io allontanare la pena della fame e della sete con piogge di cibo e bevande. Possa diventare io bevanda e cibo negli eoni intermedi di carestia. Possa io essere un tesoro inesauribile per gli esseri impoveriti. Possa io servirli con molteplici offerte. Ecco abbandono senza rimpianto la mia vita, i miei piaceri e i miei beni acquisiti in tutti e tre i tempi per realizzare il bene per ogni essere»
(Śāntideva. Bodhicaryāvatāra III, 6-10. Traduzione dal sanscrito in inglese di Kate Crosby e Andrew Skilton; traduzione dall'inglese in italiano di Cristina Pecchia. Roma, Ubaldini, 1998, pp.58-9.)
Della vita di questo autore buddista dell'VIII secolo non si conosce più nulla se non miracoli descritti come se fosse un mwkgmwkwsiddha mwlatantrico. Questo ha fatto ipotizzare che la figura agiografica di Śāntideva contenesse la biografia due distinte persone: l'autore madhyamaka e il mwlqsiddha tantricocite-ref-1[1].
Opere
Sono tre le opere attribuite a Śāntideva:
• mwogBodhicaryāvatāra (Ingresso alla Via del risveglio, o anche mwpaBodhisattvacaryāvatāra, L'ingresso nelle attività dei bodhisattva). È l'opera più importante del dotto indiano, consiste in un ispirato poema sulla mwpqbodhicitta e il suo progressivo sviluppo nella pratica del mwpgbodhisattva. L'edizione maggiore è composta di mille quartine suddivise in dieci capitoli. Conserviamo una versione sanscrita e due versioni, in cinese e tibetano, conservate nei rispettivi mwpwCanoni buddisti.
• Nel mwqgCanone cinese è denominata 菩提行經 (mwqwPútíxíng jīng, giapp. mwraBodai gyō kyō) ed è conservata al mwrqT.D. 1662.32.543-562 nel mwrgmwrwLùnjíbù, ma si compone dei soli primi otto capitoli. Nel Canone cinese questa opera, tradotta dal mwsasanscrito da Tiānxīzāi (天息災,mwsg ?-1000), è attribuita a mwswNāgārjuna. È parere degli studiosicite-ref-2[2] che il testimone cinese (tre manoscritti di una traduzione tibetana) rinvenuto nel 1906 nelle mwuaGrotte di Mogao sia più antico di quello sanscrito e di quello conservato nel mwuqCanone tibetano di circa due secoli e corrisponda maggiormente alla versione originale.
• Nel mwuwCanone tibetano è denominata mwvaབྱང་ཆུབ་སེམས་དཔའི་སྤྱོད་པ་ལ་འཇུག་པ, mwvqBhyang chub sems-dpa'i spyod-pa la 'jug-pa, ed è conservata nel mwvgbsTan-'gyur (mwvwTangyur) nella III sezione relativa ai commentari ai mwwasutra (mwwqmDo-sde), al mwwgToh. 3871, dove risulta tradotto da Sarvajñādeva e Dpal brtsegs. Sempre nel Canone tibetano sono conservati numerosi commentari su questa opera, tra questi:
• mwxwsPyod-'jug shes-rab le'ui tikka blo-gsal-ba (La mente chiara) di mwyaTsongkhapa (1357-1419).
• mwygLegs-bshad rgya-mitsho (L'oceano delle meravigliose parole) di Kadampa Ngülchu T'okme Zangpo (1295-1369).
• mwzqŚikṣāmuccaya (Compendio della dottrina) anche questa opera è sopravvissuta in una versione in mwzwsanscrito ed è conservata anche in cinese e tibetano. È una composizione in ventisette versi che enuclea la disciplina del mwaabodhisattva argomentandola con ampie citazioni in prosa di mwaqsutra mahāyāna alcuni dei quali sono ormai perduti.
• Nel mwbaCanone cinese è denominata 大乘集菩薩學論 (mwbqDàchéng jí púsà xuélùn, giapp. mwbgDaijō shū bosatsu gakuron) ed è conservata al mwbwT.D. 1636 nel mwcamwcqLùnjíbù. Nel Canone cinese questa opera, tradotta in cinese nell'XI secolo da mwcgDharmarakṣa (?-1058), è attribuita all'autore di scuola mwcwCittamātra Dharmakīrti (700?-800?).
• Nel mwdgCanone tibetano è denominata mwdwBslab pa kun-las-buts pa ed è conservata nel mweabsTan-'gyur (mweqmwegKanjur) nella III sezione relativa ai commentari ai mwewsutra (mwfamDo-sde).
• mwfgŚūtrasammuccaya (Compendio delle scritture) questa opera non è giunta a noi. Alcuni autori ritengono tuttavia che il mwfwŚūtrasammuccaya non sia altro che la parte in versi del mwgaŚikṣāmuccayacite-ref-3[3].
Note
cite-note-11. ↑ Mrozik Susanne. mwiwŚāntideva in mwjaEncyclopedia of Religion Vol. XII. NY, MacMillan, 2005, pag. 8109-10.
cite-note-22. ↑ Kate Crosby e Andrew Skilton in Śāntideva mwkaBodhicaryāvatāra. Roma, Ubaldini Editore, 1998, pag. 28: mwkq mwkw«Sulla base della coerenza interna, la recensione di mwlaTun-huang può essere provvisoriamente identificata come più vicina alla composizione originale dell'attuale testo sanscrito, il quale come adesso si sa è stato rivisto ed ampliato da una o più mani posteriori, sebbene rimanga la vaga possibilità che la seconda recensione fosse una revisione dell'autore stesso»
cite-note-33. ↑ Amalia Pezzali. mwmaŚāntideva in mwmqEnciclopedia delle Religioni vol. 10. Milano, Jaca Book, 2006, pag. 503.
Bibliografia
• Śāntideva. mwnqBodhicaryāvatāra (introduzione di Paul Williams). Roma, Ubaldini Editore, 1998. ISBN 978-88-340-1288-8
• mwoaLouis de La Vallée-Poussin (a cura di) mwoqPrajñakaramati's Commentary to the Bodhicaryavatara of Santideva. Calcutta, 1901–1914.
• Amalia Pezzali. mwowSantideva: Mystique bouddhiste des septième et huitième siècles. Firenze 1968.
Voci correlate
Altri progetti
Altri progetti
• Wikiquote
• Wikimedia Commons
• Wikiquote contiene citazioni di o su Śāntideva
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Śāntideva
Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) Śāntideva, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefinternet-encyclopedia-of-philosophy(EN) Santideva, su Internet Encyclopedia of Philosophy.
• citerefstanford-encyclopedia-of-philosophy(EN) Goodman, Charles, Śāntideva, su Stanford Encyclopedia of Philosophy, 19 settembre 2016.
• citerefmlolOpere di Śāntideva, su MLOL, Horizons Unlimited.
• citerefopen-library(EN) Opere di Śāntideva, su Open Library, Internet Archive.
• citereflibrivox(EN) Audiolibri di Śāntideva, su LibriVox.
• (EN) Spartiti o libretti di Śāntideva, su International Music Score Library Project, Project Petrucci LLC.